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sabato 5 agosto 2023

Sant’Isidoro e la beata Maria Toribia


Isidoro  nacque nei pressi di Madrid verso il 1070. In giovane età lasciò la casa paterna per andare a lavorare nei  campi al servizio di  alcuni proprietari terrieri.  In quel periodo parte della Spagna era soggetta agli Almoravidi, musulmani berberi originari del Marocco. Quando questi conquistarono Madrid, Isidoro si rifugiò a Torrelaguna dove conobbe e sposò la giovane Maria Toribia. La loro unione fu caratterizzata dall’attenzione verso i poveri, con i quali condividevano la loro casa, il loro cibo, i loro averi. 

venerdì 20 settembre 2019

Il “Giglio di Quito” - Santa Maria Anna di Gesù de Paredes - Vergine, Terziaria francescana



Come la donazione di un'anima abbia un effetto benefico perfino sulla creazione, ce lo mostra in modo straordinario la vita di santa Mariana di Gesù (1618-1645), che nacque in Ecuador 400 anni fa. Il sacrificio della sua vita liberò Quito, la sua città natale, dalla peste e la protesse da un'eruzione vulcanica. Per questo nel 1946 il Parlamento ecuadoriano l'ha addirittura onorata come eroe nazionale.

La nobile famiglia di Mariana de Paredes y Flores godeva di una profonda stima da parte dei cittadini di Quito, perché i genitori erano persone magnanime e devote. Dopo la loro morte precoce, la piccola orfana, di cinque anni, andò a vivere presso la famiglia della sorella Jerónima, già sposata; la preghiera e le piccole rinunce per amore di Dio diventarono presto il suo "passatempo" preferito. A sei anni superò illesa due gravi incidenti e con pura gratitudine donò interamente la sua vita a Dio, facendosi carico di penitenze dolorosissime, che era il Signore stesso a suggerirle e a darle la forza di eseguire.
Colpita, Jerónima osservava la prontezza di donazione sempre più eroica della piccola sorella, finché decise di portarla dai Gesuiti che le consentirono di ricevere la santa Comunione, nonostante avesse solo sette anni.
Incantata dall'amore di Gesù nell'Eucaristia, Mariana iniziò una vita nuova: promise al Signore la sua verginità, scelse un gesuita come padre spirituale e desiderò di essere chiamata solo "Mariana di Gesù". Ad appena dodici anni le fu permesso di ricevere la Comunione ogni giorno, all'epoca una cosa inaudita! Gli ultimi sette anni della sua vita Mariana vivrà esclusivamente della santa Eucaristia. In tutta chiarezza riconobbe nella preghiera la sua vocazione: vivere non in un convento, ma nel mondo, in modo però ritirato ed esclusivamente per Dio. Così la ragazza tornò nella casa paterna ed iniziò a condurre una vita di penitenza estremamente austera. Si cucì un modesto vestito nero e vi ricamò davanti le lettere "IHS", annunciando felice: "Sono interamente gesuita!". Nonostante la dura vita di sacrifici la santa irradiava una gaiezza piena di pace, nelle ore libere chiacchierava con i suoi familiari e cantava accompagnandosi con il suo liuto. A Quito fu presto stimatissima. Mariana dedicava tanto tempo ai bisognosi. "Se fosse possibile dare la vita per i bisogni dei poveri, lo farei", confessò e con amore materno radunò attorno a sé i bambini della città per istruirli nella fede. Ma soprattutto, attraverso la forza delle sue parole ispirate e il suo fulgido esempio, guidò molti peccatori alla conversione, contribuendo così ad un rinnovamento spirituale del popolo; la penitente innocente era come un'avvocata che, presso Dio, intercedeva ed espiava per i suoi concittadini colpevoli ottenendo per loro autentici miracoli.

lunedì 29 luglio 2019

San Leopoldo Mandic - Castelnovo di Cattaro (Croazia), 12 maggio 1866 - Padova, 30 luglio 1942 - Tema: Sacramento della Penitenza - Ecumenismo - Obbedienza



In una sera del novembre 1882, arriva a Udine (Italia), un adolescente accompagnato da suo padre. Si recano presso il convento dei Cappuccini; e siccome sono attesi, la porta si apre immediatamente per lasciarli entrare. Il Padre Guardiano va premurosamente incontro agli ospiti. Il suo sguardo si volge verso il giovane sedicenne, troppo basso per la sua età, magro e pallido. Veramente, il suo aspetto non è allettante, con quell'aria goffa che la timidezza e l'andatura pesante accentuano ancora di più. Per giunta, parla male: è balbuziente. Ma l'espressione del volto dai lineamenti regolari, illuminati da uno sguardo vivace e da un sorriso schietto, compensa vantaggiosamente tali difetti. Per di più, le poche parole che ha pronunciato hanno rivelato un giovane deciso: vuol farsi sacerdote nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Un apostolo di un metro e trentacinque

giovedì 11 luglio 2019

UNA COPPIA ESEMPLARE - Una storia semplice... e grande!



Introduzione

Da sempre le storie di matrimonio e di famiglia appassionano ed emozionano, e lo dimostra anche il successo di varie fiction televisive, tra cui alcune proposte proprio di recente, che sono state molto seguite ed amate. Quella, però, che viene proposta per cenni in questo riassunto, con invito a chi vorrà di documentarsi e approfondire ulteriormente, non vuole soltanto riportare alla memoria le cose del tempo che fu, magari per insistere sul fatto che si stava bene quando si stava peggio, e neppure comprende intrecci sentimentali complessi, tradimenti ed eventi eccezionali. Troviamo anche qui diversi colpi di scena.... ma sono quelli causati della Provvidenza, che come ci insegna il Manzoni tutto dispone esclusivamente per il nostro bene più autentico! Certo la libertà delle persone coinvolte ha dato un contributo essenziale alla bontà della storia e dei frutti che ne sono derivati, perché come nell'Annunciazione tutto parte e può realizzarsi nella storia degli uomini solo quando c'è qualcuno che dice un sì, magari senza avere la chiarezza di tutto il disegno ma con tanta fede e fiducia nel Disegnatore celeste, e rimboccandosi le maniche di conseguenza. Tutto si svolge molto vicino a noi, nella nostra stessa provincia: ma le conseguenze e i risvolti hanno riguardato tutti i continenti del pianeta..... viene spontaneo anche qui accostare questa storia a quella di Maria, umile ragazza di un paesino sperduto, il cui Bambino ha sconvolto le sorti del mondo...è davvero il metodo dell'Onnipotente prendere ciò che è piccolo per farne “cose grandi”, di cui i primi sorpresi sono gli stessi protagonisti.

Il giovane mugnaio

sabato 8 giugno 2019

Salve Regina!




Non si può immaginare la vita della Chiesa senza il meraviglioso inno mariano "Salve Regina". Ne è autore il benedettino Ermanno il Contratto (nel senso di rattrappito, storpio). Nato in Svevia nel 1013, egli divenne nel medioevo la perla spirituale dell'Abbazia di Reichenau, l'isola sul Lago di Costanza. Per le sue capacità geniali, dai suoi contemporanei fu considerato "il miracolo del secolo".

La nascita di Ermanno ad Altshausen nella regione tedesca del Wurttemberg risale dunque a più di mille anni fa e sulla sua vita possediamo solo qualche foglio scritto a mano dal suo allievo Bertoldo. Le poesie mariane di Ermanno, però, ci fanno conoscere bene il suo grande amore per la Madonna. L'episodio che segue, realmente accaduto, raccontato nel 1977 da p. Beda Feser, allora priore cistercense della famosa chiesa di Birnau presso il Lago di Costanza, presenterà ai nostri occhi la figura del monaco beato, non solo come anima profondamente mariana, ma anche come caro patrono dei malati e dei disabili. Il papà di p. Beda, il dottor Albert Feser, fin dagli anni '30 operò come medico nell'ospedale di Altshausen. Un giorno, sotto la coperta di un paziente che ventiquattro ore prima era in fin di vita e poi aveva inaspettatamente riacquistato la salute, trovò sbalordito parte di una calotta cranica! Cosa era accaduto? Le suore francescane, che operavano nell'ospedale, non avevano solo pregato per il moribondo, ma con fiducia avevano posto accanto a lui, sotto il piumino, la reliquia del cranio del beato Ermanno, all'epoca sotto la loro custodia. "Sì, dottore", gli rivelò una suora, "quando qualcuno sta per morire, andiamo a prendere 'Ermannino '." Il medico estrasse poi un frammento della reliquia e lo spedì a Konnersreuth, al parroco Joseph Naber, padre spirituale della mistica stigmatizzata Teresa Neumann. Durante una delle sue impressionanti estasi del venerdì, il parroco mise la busta chiusa davanti a Teresa. Appena don Naber ebbe messo la busta con la reliquia sulla coperta della mistica, lei si svegliò dall'estasi della passione e cadde in un'estasi di riposo: si sollevò sul letto, salutò gioiosamente Ermanno, il grande innamorato della Madonna, e iniziò a parlare con lui. Poi le apparve la Madre di Dio e riferì a Teresa che, per intercessione del beato Ermanno, quel giorno non avrebbe più sofferto la passione e morte del Signore.
Chi era dunque questo Ermanno il Contratto 1013-1054)?

sabato 18 maggio 2019

San Stanislao Kostka ........ " Il cammino della sua breve vita, iniziatosi a Rostków in Mazowsze, attraverso Vienna e poi sino a Roma, lo si può paragonare ad una grande corsa verso la meta della vita di ogni cristiano qual è la santità" . (San Giovanni Paolo II - Domenica, 13 novembre 1988)



Il 13 novembre la Chiesa ricorda il santo polacco Stanislao Kostka. Papa Clemente XI stabilì che la festa di questo gesuita fosse fissata il giorno della morte del fratello Paolo, perché questi si convertì e morì anch'egli da gesuita, in odore di santità, dopo che san Stanislao gli ebbe donato il suo amore che perdona ed ebbe fatto penitenza per la sua conversione. Per questo, Stanislao, morto a soli 18 anni, è un santo che ancora oggi ha tanto da dire!

Stanislao Kostka nacque il 28 ottobre 1550 nel Castello di Rostkowo come secondogenito di una famiglia dell'alta nobiltà polacca. I genitori, conformemente al loro stato sociale, curarono profondamente l'istruzione religiosa dei figli. Fin dalla sua infanzia Stanislao amò il silenzio, pregò a lungo e volentieri. La madre gli seminò nel cuore una profonda devozione mariana che caratterizzerà tutta la sua vita. Il ragazzo era amato dai parenti e dalla servitù, soprattutto per la sua rettitudine e modestia.
Stanislao soffriva enormemente quando a tavola gli ospiti della famiglia parlavano in modo sfrenato, sregolato o utilizzavano espressioni volgari. Il suo colorito cambiava da pallido a rosso di vergogna, le lacrime gli scendevano sulle guance e, se il padre non poneva fine alle chiacchiere inopportune, sveniva e cadeva dalla sedia. I Kostka erano persone ospitali e tante volte il padrone di casa dovette sviare verso altri argomenti le conversazioni a tavola. Il fratello Paolo, invece, aveva un carattere completamente diverso; a lui piaceva godersi pienamente la vita.

Sotto la guida dei gesuiti

venerdì 17 maggio 2019

Beata Luisa Teresa de Montaignac de Chauvance - Fondatrice




In questo XIX secolo, in cui la divisione è in tante cose, e così frequente anche nelle famiglie, la nostra missione è quella di unire... Unire fortemente le anime con il vincolo di una vera devozione al Sacro Cuore di GESÙ.» Queste parole, sgorgate dal cuore della beata Luisa Teresa de Montaignac, caratterizzano lo spirito della fondatrice delle Oblate del Cuore di GESÙ. « Figlia della Chiesa e donna nella Chiesa, diceva san Giovanni Paolo II, Luisa Teresa vuole "servire il Signore, servire la Chiesa, ciò che è tutt'uno". Animata da un ardente desiderio apostolico e sostenuta da una viva devozione al Cuore di GESÙ, ella si mette all'opera in stretto legame con il suo vescovo, con i preti della sua parrocchia, con i fedeli laici. Fonda le Oblate che, con la loro unione tra loro, sono chiamate ad essere dei fermenti di unità» (Omelia per la beatificazione, 4 novembre 1990).

Nata a Le Havre il 14 maggio 1820, Louise-Thérèse appartiene a una famiglia profondamente cristiana, che le trasmette la sua fede come un'eredità da valorizzare. Viene battezzata il giorno dopo. In seguito, esprimerà la sua felicità di essere figlia di Dio e celebrerà come una grande festa l'anniversario del suo Battesimo.
La vita eterna

giovedì 16 maggio 2019

San Giovanni de Britto - Sacerdote gesuita e martire



Un giorno del 1663 o del 1664, l'infante del Portogallo, don Pedro, erede della corona, accompagnato dai suoi paggi, si presenta alla porta del noviziato dei gesuiti di Lisbona (Portogallo); tutti i novizi si precipitano per accogliere l'illustre visitatore, tranne Giovanni de Britto. Quest'ultimo, che, in quanto paggio, aveva frequentato il futuro re, finisce per arrivare cinto da un grembiule: era occupato a curare un servo della comunità colpito da un'epidemia. « Sono felice, esclama il principe in uno slancio di fede, di trovarvi al servizio di questo nuovo padrone ! Vi guadagnerete ricompense più solide di quelle che potreste trovare da me... »

Joào de Britto è nato il 1° marzo 1647, in una famiglia dell'alta nobiltà del Portogallo. Suo padre, don Salvador de Britto Pereira, sarà viceré del Brasile. In occasione di gravi problemi di salute, il bambino è consacrato da sua madre, dona Brites, a san Francesco Saverio, il grande missionario gesuita delle Indie e del Giappone, per ottenerne la guarigione. Fin dall'età di nove anni, Giovanni viene introdotto come paggio presso la corte di Lisbona. Da adolescente, si distingue per la sua purezza angelica, messa alla prova in mezzo a nobili giovani e facoltosi. Lo spettacolo della corte lo porta del resto a distaccarsi dal mondo e, il 17 dicembre 1662, all'età di sedici anni, entra nella Compagnia di GESÙ. Dolorosamente sorpresa, sua madre accetta tuttavia con fede la sua decisione. Durante i suoi studi di filosofia a Coimbra (1666-1669), Giovanni chiede al Generale della Compagnia di GESÙ di essere inviato nelle missioni delle Indie, perché, dichiara, «è san Francesco Saverio che mi ha guarito, è lui che mi chiama alle Indie ». Viene ordinato sacerdote a Lisbona nel febbraio 1673 e i suoi superiori lo destinano alla regione di Madura, nel sud-est dell'India. Nonostante l'opposizione della madre e i pareri sfavorevoli dei medici, il giovane gesuita lascia Lisbona fin dal mese di marzo, in compagnia di ventisette confratelli, sotto la direzione di padre Balthazar da Costa, un veterano della missione indiana.
Missionario per natura

martedì 5 marzo 2019

Santo Volto e Beata Maria Pierina(Giuseppa Maria) De Micheli




Introduzione
Contemplare il volto di Gesù equivale a contemplare il Volto stesso di Dio: «Chi ha visto me, ha visto il Padre. Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14,9b.11a).
Con questa certezza nel cuore, i credenti di ogni tempo hanno adorato, con devozione profonda e amore di figli, il Santo Volto di colui che per amore, e solo per amore, ha immolato se stesso per la salvezza di ciascuno e la redenzione dell'umanità intera.
E la contemplazione del Volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto di lui ci dice la Sacra Scrittura, che è, da capo a fondo, attraversata dal suo mistero, velatamente additato nellAntico Testamento e pienamente rivelato nel Nuovo. «Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 27,8). L'antico anelito del salmista non poteva ricevere esaudimento più grande e sorprendente che nella contemplazione del Volto di Cristo. Dio ha assunto un volto umano; in Gesù di Nàzaret il volto di Dio si è reso visibile: «Egli è immagine del Dio invisibile» (Col 1,15). In lui veramente Dio ci ha benedetti, e «ha fatto splendere il suo volto su di noi» (cfr. Sal 67,2). Al tempo stesso, Dio e uomo qual è, ci rivela anche il volto autentico dell'uomo, “svela pienamente l'uomo alluomo” (Gaudium et Spes, 22).
Solo perché il Figlio di Dio è diventato veramente uomo, l'uomo può, in lui e attraverso di lui, divenire realmente figlio di Dio. Per riportare all'uomo il Volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell'uomo, ma caricarsi persino del "voltodel peccato. «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2Cor 5,21). Ma la contemplazione del Volto di Cristo non può fermarsi all'immagine di lui crocifisso. Egli è il Risorto! Se così non fosse, «vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1 Cor 15,14).
Dalla devozione alla teologia

mercoledì 15 agosto 2018

Venerabile Alfredo Pampalon – Tema: Vita Ordinaria – Droga



«Tra le minacce tese oggi contro la gioventù e l'intera società, la droga si colloca ai primi posti come pericolo tanto più insidioso quanto più invisibile... All'origine di questo fenomeno, vi è spesso un clima di scetticismo umano e religioso, di edonismo, che alla fine porta alla frustrazione, al vuoto esistenziale, alla convinzione dell'insignificanza della vita stessa, al degrado nella violenza... La piaga della droga, favorita dai grandi interessi economici e a volte anche politici, si è estesa in tutto il mondo», affermava papa Giovanni Paolo II (27 maggio 1984, 24 giugno 1991 e 23 novembre 1991).

Il 14 maggio 1991, lo stesso Pontefice ha dichiarato l'eroicità delle virtù di un giovane religioso redentorista, padre Alfredo Pampalon, che viene spesso invocato, dal giorno della sua beata morte, nel 1896, dalle persone dedite all'alcol e alla droga. La vita di quest'uomo, apparentemente insignificante, brilla come una luce per il nostro tempo avido di efficienza materiale e di comodità. Egli l'aveva edificata sulle realtà soprannaturali, ed ecco che abbondanti favori, anche temporali, vengono ottenuti attraverso la sua intercessione!

Alfred viene al mondo in una parrocchia mariana del Québec, Notre-Dame de Lévis, il 24 novembre 1867, nono figlio di una famiglia profondamente cristiana. Il padre, Antoine Pampalon, è imprenditore edile e si occupa della costruzione di chiese. La madre, Josephine Dorion, si fa notare per la sua umiltà e il suo spirito di fede; esercita sui figli una sorveglianza piena d'amore. Ogni sera, si prega in famiglia, specialmente il rosario. Due dei fratelli di Alfredo e sua sorella Emma si doneranno a Dio. Particolarmente affettuoso e servizievole, Alfredo apprende rapidamente, grazie a sua madre, la bontà del Signore e sa pronunciare i nomi di Gesù, Maria e Giuseppe.


Una mamma ancora migliore

domenica 15 luglio 2018

Beato Giuseppe Benedetto Dusmet Vescovo



CHIUNQUE vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome... vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa (Mc 9, 41). Su queste parole evangeliche, affermava san Giovanni Paolo II, il 25 settembre 1988, nell'omelia della beatificazione, meditò certo a lungo il Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet... Egli si erge quale testimone della carità evangelica in tempi particolarmente tormentati per la vita della Chiesa, in mezzo ad accesi conflitti di parte e a profonde alterazioni del tessuto politico e sociale del Paese, in una regione sconvolta dal susseguirsi di paurose calamità naturali : epidemie di colera, terremoti, inondazioni, eruzioni dell'Etna, oltre a quella costante e vastissima calamità che è la miseria dei diseredati. “

venerdì 8 giugno 2018

L’amore del pellicano...



Nel 2003 san Giovanni Paolo II ha beatificato un medico oculista, che aveva incarnato in modo esemplare il vero amore, quello "che non avrà mai fine”, così come viene descritto nella Prima Lettera ai Corinzi - e non lo aveva fatto da solo! Il dottor Ladislaus Batthyány-Strattmann (1870-1931), un principe ungherese, ebbe sempre al suo fianco, come stupendo sostegno, la moglie Maria Teresa. Lei condivise con lui tutte le gioie e ogni impegno nel matrimonio, nella famiglia e nella professione.

Ladislaus nacque presso Dunakiliti, era il settimo figlio di un'antica e nobile famiglia ungherese. I genitori del piccolo e solare Laci - come veniva chiamato in famiglia - non furono per lui un esempio di rapporto felice. Aveva infatti otto anni quando il padre, il conte Joseph Batthyány, lasciò la numerosa famiglia per un'altra donna. Tre anni più tardi la mamma, profondamente religiosa, morì a causa di una nefropatia; era diventata cieca ed era tanto amata da Ladislaus. La sua perdita lo segnò profondamente: da questo triste evento germinò la sua aspirazione di diventare medico e aiutare gli altri. In un primo tempo, però, il giovane, sensibile e irascibile allo stesso tempo, visse senza obiettivi e senza stabilità. A scuola fu autore di brutti scherzi e per questo costretto a cambiare ginnasio; malgrado i numerosi interessi e talenti non sapeva quale strada seguire. Interruppe gli studi universitari di economia, intrapresi per poter un giorno gestire l'eredità dei numerosi castelli e residenze della sua famiglia. Lentamente, ma sempre più vigorosamente, s'impose in Laci il desiderio di quando era bambino: diventare medico. Nel 1896 l'ormai venticinquenne Ladislaus si trasferì a Vienna, per iniziare gli studi di medicina. Appartiene a questo periodo un fatto che si può considerare l'ultimo passo falso del futuro beato: in questa città, da una relazione amorosa irresponsabile, gli nacque una figlia illegittima, della quale tuttavia il giovane principe si preoccupò con sollecitudine per tutta la vita. Nel frattempo le sorelle di Ladislaus erano seriamente preoccupate per la sua condotta libertina. Si impegnarono con zelo a farlo incontrare con una loro amica sudtirolese, la contessa Maria Teresa di Coredo. Sulle prime Ladislaus non volle saperne di sposarsi, poi però “abbocco”. I due si fidanzarono e, dopo soli tre mesi, con l'università non ancora conclusa, si sposarono a Vienna il 10 novembre del 1898. Era il giorno del ventiquattresimo compleanno della sposa.
I miei figli e i miei malati sono i miei tesori"

martedì 29 maggio 2018

Venerabile Ana Maddalena Rémuzat



MADELEINE, stai brava ! Non correre così ! » È il richiamo ripetuto di una madre, all'uscita dalla chiesa degli Accoules a Marsiglia, in questo inizio del XVIII secolo. La ragazzina irrequieta, che era stata tranquilla durante tutta la Messa, ritorna allora trafelata. Certo, la madre di solito riesce a mantenere la sua bambina abbastanza tranquilla, ma si chiede spesso come calmare questa piccola Maddalena dal carattere vivace e impetuoso, che non ascolta nessuno, non si fissa in nulla, va e viene senza tregua. Alla fine, sarà l'amore ardente di Gesù che riuscirà a fissare pienamente in Lui colei che si farà l'ardente promotrice del culto reso al suo divin Cuore.
Il padre di Maddalena, Hyacinthe Rémuzat, appartiene all'alta borghesia di Marsiglia. Si dedica al commercio marittimo. La moglie Anne, nata Coustan, proviene anche lei da una vecchia famiglia provenzale impregnata di sentimenti di onore e probità, il cui principale titolo di nobiltà è il carattere profondamente cristiano. Settima dei loro dodici figli., Maddalena riceve il Battesimo il 29 novembre 1696, giorno stesso della sua nascita. Appena la bambina comincia a parlare, le viene insegnato a pronunciare i nomi di GESU’ e MARIA. La madre si adatta al carattere di ognuno dei suoi, punendo se necessario, senza durezza, ma senza debolezza. Maddalena, però, dà filo da torcere. La sua famiglia la ama molto, ma la bambina si sottrae a ogni manifestazione di tenerezza; inoltre, cerca spontaneamente di eludere i divieti. Solo la madre riesce a parlare al suo cuore, e quando lei le ha detto "no", la ragazzina non insiste più. Nel corso degli anni, si osserva in modo inatteso un cambiamento nel comportamento di Maddelena. Si controlla sempre di più, evitando di agire male. «Voglio diventare suora ! », spiega un giorno. I fratelli e le sorelle le ribattono: «Tu? così vivace e capricciosa ! » Ma per farle piacere, i genitori le promettono di affidarla presto alle religiose visitandine per completare la sua educazione.
Cadere, piangere, rialzarsi

giovedì 5 aprile 2018

Lo sconfitto trionfa...



Gesù sulla Croce, sul Calvario, sembrava essere lo sconfitto, il perdente,ma la risurrezione ha dimostrato alla fine che Lui era il vincitore. “Lo sconfitto vince”: il cardinale ungherese Joszef Mindszenty portava sempre con sé queste parole scritte su un'immagine di Gesù crocifisso e da esse attinse la forza per rimanere fedele a Dio anche durante le terribili torture della prigionia.
È la stessa esperienza che ha vissuto il beato rumeno Wladimir Ghika (1873-1954).

Il principe rumeno visse “in compagnia” della croce fin da piccolo. Wladimir, quinto figlio della famiglia dei principi Ghika, nacque il 25 dicembre 1873 a Costantinopoli e fu battezzato e cresimato nella Chiesa Ortodossa. Quando nel 1878 suo padre Giovanni Ghika fu nominato ambasciatore a Parigi, la famiglia si trasferì in Francia, ma, ancor prima di raggiungere i suoi, il capofamiglia morì per le conseguenze di una polmonite. Fu la prima dolorosa perdita per il piccolo Wladimir. Nella scuola francese, tramite i suoi amici, il ragazzo conobbe la fede cattolica e desiderò ardentemente ricevere la Prima Comunione con loro, ma la mamma fu contraria: “Pensa ai tuoi antenati! Tu, discendente dei principi greco-ortodossi, vuoi diventare un traditore?”. Più tardi Wladimir confessò: “Ho aspettato sedici anni prima di decidermi; più aspettavo e più la mia anima si infiammava. La chiamata si faceva sentire in me perfino di notte". Questa sofferenza interiore fu la sua croce nascosta, alla quale si aggiunse presto un'altra umiliazione, la salute cagionevole. Dopo aver brillantemente completato gli studi a Parigi, Wladimir si ammalò di polmonite e dovette rinunciare alla prevista carriera diplomatica. Ma proprio attraverso questo sacrificio Dio gli rivelò passo dopo passo la sua vera vocazione. Con il fratello, chiamato all'Ambasciata rumena in Italia, soggiorno per sei anni a Roma. Più tardi descrisse questi anni come “il tempo della presa di possesso della fede cattolica sul mio spirito e sul mio cuore".
Wladimir comprese che l'unità dei cristiani può essere realizzata solo sotto l'autorità del Papa, successore di Pietro. Per questo a Roma nel 1902, assieme alla cugina, la regina Natalia di Serbia, passò ufficialmente alla Chiesa Cattolica. Questo passo scandalizzò non solo la sua famiglia, ma anche i fedeli ortodossi rumeni. La mamma, che intuiva, temendola, la possibilità che il figlio potesse perfino diventare sacerdote cattolico, si rivolse personalmente a papa Pio X con la supplica di dissuadere il figlio da questa scelta. Effettivamente il santo Pontefice consigliò al principe di rimanere nel mondo e di testimoniare lì la sua fede. Un'altra pugnalata, ma Wladimir obbedì. Ad un monaco ortodosso che, dolorosamente colpito, lo interrogava sul perché fosse diventato cattolico, egli rispose semplicemente: “Mi sono fatto cattolico per essere più ortodosso!”.

giovedì 8 marzo 2018

BEATO SEBASTIANO LLORENS TELARROJA (1909-1936) Apostolo laico - Sebastiano ha sentito una chiamata speciale al matrimonio, ma ha voluto vivere un matrimonio santo, e per questo motivo ha pensato seriamente a come realizzare questo progetto senza lasciare il suo apostolato cristiano, principalmente in quello che riguardava la pietà e l'evangelizzazione dei giovani.



Era figlio di una famiglia di agricoltori formata dagli sposi Giovanni e Dolores, che viveva in una casa di campagna chiamata Mas Bassó, del borgo Sant Daniel, a Tordera (provincia di Barcelona e diocesi di Girona). Il beato Sebastiano nacque il 2 dicembre 1909. Fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Sant Esteve il giorno 8 dello stesso mese, e gli furono imposti i nomi di Sebastiano, Giovanni e Ramón. Vennero poi altri tre fratelli, due femmine ed un maschio. Probabilmente ricevette la cresima nella parrocchia Santa Maria di Blanes.
Alunno del collegio Santa Maria di Blanes
Sua madre era una santa donna e da lei il nuovo Beato ereditò la sua semplicità, la sua umiltà, la sua pietà e la trasparenza del suo buon cuore, che si affacciava dai suoi occhi. A cinque anni cominciò a frequentare il collegio Santa Maria di Blanes per iniziare le elementari. Ebbe come professore il beato Segismondo Segalés, molto ricordato a Blanes, che lo preparò anche per ricevere la prima comunione, quando aveva 7 anni. Era obbediente e docile con suo padre, intelligente ed applicato a scuola, senza mai assentarsi nonostante vivesse in campagna, a mezz’ora di cammino dalla cittadina di Blanes.
Nel 1933, tutta la famiglia si trasferì in una nuova casa, chiamata Mas Llorens, che il padre aveva fatto costruire dentro la stessa proprietà, situata dentro i confini del comune di Blanes. Nel 1921, a 12 anni, dopo aver fatto la comunione solenne, dovette lasciare il collegio per aiutare i suoi genitori nei lavori del campo, però proseguì instancabile nella propria formazione personale sia per corrispondenza e sia partecipando alle lezioni notturne di algebra nel collegio, che impartiva lo stesso beato Giacomo, con il quale strinse una cordiale amicizia. Erano così affini in molte qualità e virtù, che non sorprende questa compenetrazione, che Dio volle sigillare con il sangue.
La sua vita di fede e di pietà

lunedì 5 marzo 2018

Serva di Dio Zita di Borbone-Parma - Imperatrice d’Austra e Regina d’Ungheria - Capezzano Pianore, Camaiore,Lucca, 9 maggio 1892 – Zizers, Svizzera, 1 marzo 1989



"Senza coloro che ci hanno preceduti, noi non saremmo nulla ", diceva Zita di Borbone-Parma pensando a sua madre e alle zie, donne esemplari e luminose, principesse della famiglia reale del Portogallo. Esse avevano come principio : « Nulla è duraturo in questo mondo, nulla è più aleatorio che il potere temporale. Ciò che conta è l’amore e nient’altro. » Ma la riconoscenza di Zita era rivolta soprattutto al marito Karl von Habsburg-Lothringen, pronipote dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Divenuto egli stesso imperatore nella bufera della Grande Guerra, Carlo, fedelmente sostenuto dalla moglie, ha tentato l’impossibile per riportare la pace ai suoi popoli e al mondo intero. Morto in esilio nel 1922, è stato beatificato da san Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004. Zita, ultima imperatrice d’Europa, gli è sopravvissuta con coraggio per sessantasette anni.
Quinta di dodici figli, Zita Maria di Borbone-Parma nasce il 9 maggio 1892 a Pianore (Italia). È figlia di Roberto di Parma e di Maria Antonia di Braganza, sposata in seconde nozze. La questione delle origini della famiglia sorge spesso : « La gente di Pianore, riferisce Zita, ci considerava totalmente dei loro. I nostri amici di Schwarzau-am-Steinfeld ci ritenevano austriaci. A Chambord, eravamo rivendicati come francesi (i Borboni-Parma sono discendenti diretti di Luigi XIV). Tutto questo ci appariva nello stesso tempo strano e bello. Ma Papà doveva ogni tanto chiarire la nostra situazione : noi siamo principi francesi che hanno regnato su Parma. » L’esercizio del potere politico, che è stato a lungo il destino riservato alla famiglia di Zita, è al servizio del bene comune : « L’impegno politico è un’espressione qualificata ed esigente dell’impegno cristiano al servizio degli altri. Il perseguimento del bene comune in uno spirito di servizio ; lo sviluppo della giustizia con un’attenzione particolare verso le situazioni di povertà e sofferenza ; il rispetto dell’autonomia delle realtà terrene ; il principio di sussidiarietà ; la promozione del dialogo e della pace nell’orizzonte della solidarietà : sono questi gli orientamenti a cui i cristiani laici devono ispirare la loro azione politica » (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, CDSC, n° 565).
Il miglior rimedio

lunedì 29 gennaio 2018

Beata Eurosia Fabris Barban – Quinto Vicentino, Vicenza, 27 settembre 1866 – Marola, Vicenza, 8 gennaio 1932 Tema : Matrimonio - regolazione delle nascite - Rosario - correzione fraterna


"Non posso non sottolineare l’importanza della testimonianza data dalle famiglie cristiane, diceva papa Francesco, in Corea, il 16 agosto 2014. In un’epoca di crisi della vita familiare, le nostre comunità cristiane sono chiamate a sostenere le coppie sposate e le famiglie nel compimento della loro missione nella Chiesa e nella società.» Eurosia Fabris Barban, madre di famiglia, è stata beatificata il 6 novembre 2005 da Benedetto XVI. Il venerabile Pio XII già diceva di lei: «Bisogna far conoscere questa bella anima, è un esempio per le famiglie di oggi!»
Eurosia Fabris Barban è nata nel 1866 da una famiglia di agricoltori italiani. Luigi e Maria Fabris, i suoi genitori, vivono nel comune di Quinto Vicentino, nel Veneto. La bambina viene battezzata poco dopo la nascita e riceve il nome di una vergine martire del IX secolo, santa Eurosia, principessa di Boemia fatta prigioniera dai Saraceni e morta per la sua fede.
Appassionata del Vangelo

mercoledì 3 gennaio 2018

Madre Maria Alfonsina del Santo Rosario


Il 22 ottobre 2009, nella Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, la beatificazione di Soultaneh Mariam Danil Ghattas (1843-1927), fondatrice delle Suore del Rosario, è stata davvero una festa piena di gioia! I cristiani in Terra Santa non avevano mai vissuto prima una celebrazione liturgica di questo tipo.

Una figlia araba di Gerusalemme
La beata Maria Alfonsina è tuttora poco conosciuta in Europa. Durante la sua vita restò spesso nell’ombra, in modo tale che nessuna delle sue consorelle conobbe la sua ricca vita interiore, le sue visioni e la sua confidenza con la Madonna. Anche suor Hanneh, sua sorella, madre generale della comunità, fino alla morte di Sr. Alfonsina, ignorò che la sorella fosse la vera fondatrice della Congregazione. Offrirsi in silenzio per la sua Congregazione, oggi riconosciuta dalla Chiesa, fu la vocazione di questa simpatica beata ed ella la realizzò con tutto il cuore!
Soultaneh Mariam nacque a Gerusalemme nel 1843, nella benestante famiglia arabocristiana Danil Ghattas. A 14 anni, seguendo la chiamata di Gesù, entrò presso le Suore di San Giuseppe e nel 1860, durante la vestizione nella Chiesa del Santo Sepolcro sul Calvario, assunse il nome di Sr. Alfonsina. Due anni dopo, a 19 anni, nello stesso santo luogo della sofferenza e della morte di Gesù, pronunciò i suoi primi voti. Sr. Alfonsina iniziò subito con entusiasmo ad insegnare catechismo nella scuola della parrocchia di Gerusalemme, accesa dal suo grande affetto per Maria. Schiere di bambini cominciarono a far parte della comunità mariana, da lei fondata, dalla quale più tardi provennero le prime suore del Santo Rosario. Dopo alcuni ricchi anni di insegnamento, Alfonsina, come maestra ed educatrice, fu mandata a Betlemme. Ebbero inizio lì inaspettati e meravigliosi eventi. Il 6 gennaio 1874, durante la preghiera del Santo Rosario, la Madonna le apparve per la prima volta, in piedi, con le braccia aperte, con in mano un rosario che pendeva fino ai piedi e il capo circondato da quindici stelle. La visione le lasciò una pace indescrivibile e il vivo desiderio di impegnarsi per Dio e per le anime.

martedì 2 gennaio 2018

Un santo sacerdote - monaco della Russia


Padre Arseny e lo studente Alexei
Durante un inverno in un campo di concentramento, alla baracca di P. Arseny fu assegnato un giovane. Era uno studente di ventitre anni, condannato a venti anni di prigionia; arrivava in quel campo della morte direttamente dalla severa prigione Butirki di Mosca. Giovane e inesperto non aveva alcuna idea di ciò che gli sarebbe potuto capitare in quel gulag. Appena arrivato, ebbe una discussione con alcuni veri ‘criminali’, che si trovavano lì per delitti gravi. Siccome i vestiti di Alexei, così si chiamava il ‘nuovo arrivato’, erano ancora in buono stato, i ‘criminali’, guidati da Ivan ‘il moro’, escogitarono un trucco per impossessarsene. Proposero al giovane di giocare a carte, scommettendo i suoi vestiti. Tutti sapevano che Alexei presto sarebbe rimasto nudo, ma nessuno poteva cambiare la regola del campo: “Chi si immischia, viene ucciso!”. Tutti quelli che erano lì già da un po’ di tempo, sapevano che se i criminali avevano deciso di giocare sui tuoi vestiti, ogni resistenza avrebbe significato la tua fine. Ovviamente Ivan ‘il moro’ vinse ogni partita, per cui invitò il giovane: “Togliti tutto amico!”.

venerdì 29 dicembre 2017

Una straordinaria grazia di Natale




Il fratello redentorista Marcel Van (1928-59), del Vietnam, è ancora poco conosciuto in Italia. Egli fu scelto da Dio per continuare la missione di S. Teresa di Lisieux. Da lei guidato, poté conoscere sempre meglio come l’amore possa trasformare in gioia anche le sofferenze. Questa grazia inaspettata gli fu donata nel Natale del 1940. In questo Natale possiate sperimentare anche voi, cari lettori, questo “piccolo e allo stesso tempo grande miracolo”.

Joachim Nguyen Tan Van nacque il 15 marzo 1928 a Ngam Giao, un piccolo villaggio fra Hanoi e Haiphon. Grazie all’affetto della mamma, una donna pia, il piccolo bambino poté sviluppare molto bene tutte le sue doti. Soprattutto emerse la sua profonda e candida religiosità. A soli sei anni, ricevuta la Prima Comunione, si sentì riempito “da una gioia incredibile”, come scrisse più tardi. “Da un momento all’altro, mi sono sentito come una ‘goccia d’acqua’ nell’oceano immenso. Ora resta solo Gesù, ed io, io sono il piccolo nulla di Gesù”. Da quel giorno iniziò a bruciare nel suo cuore un’unica aspirazione: “Desidero fortemente diventare sacerdote per portare la Buona Novella ai non-cristiani”. Perciò sembrò proprio un segno della Provvidenza quando la mamma, per la sua educazione religiosa, affidò il piccolo Van al sacerdote Joseph Nha, parroco di un villaggio lontano. Fisicamente Van non era più in grado di sopportare il severo trattamento nella scuola del villaggio natale. Ma gli anni che seguirono, purtroppo, divennero i più dolorosi per l’innocente e tenero bambino.
All’inizio egli fu entusiasta del suo nuovo ambiente di vita. Era uno scolaro brillante e aveva un comportamento esemplare, ma proprio questi suoi modi virtuosi provocarono le invidie e le ire di Vinh, uno dei catechisti. Vinh tentò invano di abusare di Van e lo maltrattò fisicamente, al punto che la sua biancheria era spesso macchiata di sangue. Quando il parroco lo seppe, tentò di proteggere Van. Ma la gelosia degli altri catechisti inventò altre sevizie, questa volta psichiche e morali. Van soffrì molto a causa della brutta atmosfera in casa. A dodici anni ricevette il diploma di licenza e gli fu detto che non avrebbe più potuto continuare gli studi. Come poteva diventare sacerdote? Era arrivato in quel posto per questo motivo! Nella sua pena, scappò e iniziò a vivere per strada, chiedendo l’elemosina. Decise poi di ritornare a casa, ma sua madre lo accettò malvolentieri come un figlio che si era comportato in modo scorretto e maleducato. Di quel tempo egli raccontò: “La porta del mio cuore si era chiusa ermeticamente. Non osavo più rivolgerle una parola affettuosa e ho pianto lunghe notti. Ero arrivato al punto di considerarmi un essere infame”.
Trasformare la sofferenza in felicità