sabato 18 maggio 2019

San Stanislao Kostka ........ " Il cammino della sua breve vita, iniziatosi a Rostków in Mazowsze, attraverso Vienna e poi sino a Roma, lo si può paragonare ad una grande corsa verso la meta della vita di ogni cristiano qual è la santità" . (San Giovanni Paolo II - Domenica, 13 novembre 1988)



Il 13 novembre la Chiesa ricorda il santo polacco Stanislao Kostka. Papa Clemente XI stabilì che la festa di questo gesuita fosse fissata il giorno della morte del fratello Paolo, perché questi si convertì e morì anch'egli da gesuita, in odore di santità, dopo che san Stanislao gli ebbe donato il suo amore che perdona ed ebbe fatto penitenza per la sua conversione. Per questo, Stanislao, morto a soli 18 anni, è un santo che ancora oggi ha tanto da dire!

Stanislao Kostka nacque il 28 ottobre 1550 nel Castello di Rostkowo come secondogenito di una famiglia dell'alta nobiltà polacca. I genitori, conformemente al loro stato sociale, curarono profondamente l'istruzione religiosa dei figli. Fin dalla sua infanzia Stanislao amò il silenzio, pregò a lungo e volentieri. La madre gli seminò nel cuore una profonda devozione mariana che caratterizzerà tutta la sua vita. Il ragazzo era amato dai parenti e dalla servitù, soprattutto per la sua rettitudine e modestia.
Stanislao soffriva enormemente quando a tavola gli ospiti della famiglia parlavano in modo sfrenato, sregolato o utilizzavano espressioni volgari. Il suo colorito cambiava da pallido a rosso di vergogna, le lacrime gli scendevano sulle guance e, se il padre non poneva fine alle chiacchiere inopportune, sveniva e cadeva dalla sedia. I Kostka erano persone ospitali e tante volte il padrone di casa dovette sviare verso altri argomenti le conversazioni a tavola. Il fratello Paolo, invece, aveva un carattere completamente diverso; a lui piaceva godersi pienamente la vita.

Sotto la guida dei gesuiti


Fino ai 14 anni i genitori ritennero sufficiente, per i figli, un insegnante privato all'interno delle mura domestiche. Poi però cercarono una scuola che potesse garantire a Paolo e a Stanislao un'istruzione completa. In quel tempo erano diventati molto ricercati i collegi della Compagnia di Gesù, fondata da poco da s. Ignazio di Loyola. In Polonia non esisteva ancora un convitto dei Gesuiti e i genitori Kostka, nel 1564, mandarono i loro due figli a Vienna sotto la custodia del precettore Bilinski. I Gesuiti ebbero un influsso molto positivo sullo sviluppo dei ragazzi. I padri avevano costituito per i giovani studenti la "Confraternita di santa Barbara", con lo scopo di promuovere l'adorazione eucaristica, anche nello spirito di riparazione, e avevano fondato una Congregazione mariana per contrastare le critiche protestanti verso la devozione alla Vergine Maria. Stanislao aderì ad entrambi i circoli e poté sviluppare il suo anelito di pietà eucaristica e mariana. Era nel suo ambiente ideale: poteva studiare e aveva tempo sufficiente per la preghiera. Restava per ore in ginocchio davanti al Santissimo e si intratteneva su pensieri riguardanti le realtà celesti. Così crebbe la sensibilità della sua coscienza e evitò decisamente tutto quello che gli era di ostacolo nell'amare Dio sopra ogni cosa, senza isolarsi dagli altri. Quello che lo faceva soffrire, lo affidava a Maria, a Colei che, dopo la sua partenza da casa, gli era diventata ancor di più madre. Fu così che la sua nobiltà di nascita si trasfigurò nella nobiltà della sua anima. Per i suoi modi gentili Stanislao fu molto stimato dai suoi compagni di studi, era servizievole, modesto, discreto. Tra loro c'era chi cercava volentieri la sua compagnia proprio a causa della sua devozione religiosa. Quando pregava, si sentiva che era immerso totalmente in Dio. Alcuni divennero testimoni del fatto che durante la preghiera era inondato di luce. Si inginocchiavano volentieri vicino a lui perché il suo fervido raccoglimento era di aiuto nell'essere meno distratti e nel pensare a Dio con un amore più grande.

Vienna, città di grandi sofferenze

Presto però ci furono cambiamenti che portarono grandi sofferenze e persecuzioni a Stanislao. L'imperatore Massimiliano d'Austria, a differenza del padre Ferdinando, non era affatto favorevole al nuovo ordine religioso. Per questo sottrasse ai Gesuiti l'edificio del convitto e gli studenti furono costretti a trovarsi degli alloggi privati. Insieme all'insegnante Bilinski, Paolo, il primogenito, decise di affittare un appartamento adatto al loro ceto nobile nel quartiere più movimentato di Vienna. Era proprietà del senatore Kimberker, un fanatico seguace di Lutero. Stanislao avrebbe preferito vivere in un alloggio più modesto di proprietari cattolici, ma dovette sottomettersi al fratello maggiore. Se fino a quel momento Paolo e Stanislao si erano compresi bene, questa nuova situazione abitativa divenne causa di conflitti che andarono sempre più aumentando.
Paolo e gli altri giovani coinquilini iniziarono a condurre una dissipata vita da studenti. Organizzavano una festa dopo l'altra e quando diventavano noiose andavano insieme a teatro. Bilinski, che come precettore avrebbe dovuto prendersi cura dei ragazzi, con i suoi 30 anni, trovò anche lui piacere in questa vita mondana. Per rispetto del padrone di casa luterano né Paolo né gli altri coinquilini vollero mai mostrare in modo evidente la loro fede religiosa. Stanislao, però, rifiutò decisamente questo stile di vita. Utilizzò ogni occasione e ogni momento libero per partecipare alla Santa Messa e per adorare Gesù nel Santissimo Sacramento. Si alzava anche di notte e pregava in particolare per Paolo; faceva penitenza perché era ben consapevole che la vita di suo fratello non poteva essere gradita a Dio. Nella vita spirituale questo giovane di soli 15 anni era più maturo di tanti adulti.
Per Paolo, però, Stanislao divenne un rimprovero vivente, che gli poneva continuamente davanti agli occhi la sua vita sconsiderata e inquietava la sua coscienza. Quando a tavola si raccontavano brutte barzellette o si facevano chiacchiere di scherno seguite da liti e bestemmie, Stanislao si alzava e lasciava il banchetto. Questo mandava Paolo su tutte le furie. Le sue offese aumentarono, perse il dominio di sé e iniziò persino a bastonare il fratello. Stanislao sopportò tutto con una pazienza strabiliante, offrì le umiliazioni e le false accuse per la conversione di Paolo e fece anche altre penitenze per questo scopo. Il suo amore per la Madonna lo confortava, lo aiutava a subire tutti i maltrattamenti e soprattutto a perdonare Paolo ogni giorno. Gli attacchi del fratello però aumentarono fino all'insopportabile. Sfoghi d'ira furiosi si alternarono a rimproveri e minacce. Infine anche i coinquilini amici di Paolo si lasciarono contagiare e iniziarono a tormentare senza motivo Stanislao con insulti e calci. Persino il suo tutore lo accusò: "Un Kostka deve saper trattare con gli uomini. È per imparare a farlo che tuo padre ti ha mandato all'estero, non per diventare bigotto o farti monaco". Stanislao però rispose con una mitezza e una calma sbalorditive: "Devo obbedire più a Dio che agli uomini".


A tu per tu con la morte

Benché il giovane studente volesse sopportare tutto in spirito di riparazione, dopo un anno il suo corpo debole e la sua psiche delicata non ressero più queste tensioni. Nel dicembre del 1566 Stanislao ebbe un crollo e si ammalò tanto da trovarsi in pericolo di morte. I medici non gli diedero alcuna possibilità di sopravvivenza. Consapevole delle sue condizioni, egli supplicò suo fratello di chiedere al padrone di casa il permesso di chiamare un sacerdote cattolico che gli amministrasse i sacramenti. Ma sia Paolo che Bilinski ebbero una paura tremenda di essere messi sulla strada se un sacerdote cattolico fosse entrato in casa.
Nel suo grande bisogno interiore, il moribondo si rivolse pieno di fiducia a santa Barbara, la patrona della Confraternita di studenti cui apparteneva. In una delle notti successive la santa apparve al malato insieme a due angeli, che gli portarono la santa Comunione. Bilinski, che vegliava presso il letto del suo protetto, si spaventò fortemente quando Stanislao gli riferì dell'apparizione e lo esortò autorevolmente ad inginocchiarsi accanto a lui.
Le condizioni di salute di Stanislao non migliorarono fino alla Notte Santa durante la quale si verificò un'ulteriore miracolo. La mattina di Natale Bilinski entrò nella sua camera e lo vide seduto sul letto mentre con voce forte e chiara diceva: "Sono guarito". Anche la diagnosi medica confermò che tutti i sintomi della malattia erano scomparsi. Più tardi nel noviziato Stanislao racconterà ad un suo amico cosa era accaduto: durante la notte nella sua camera aveva improvvisamente percepito una luce dolce nella quale gli era apparsa la Madonna con Gesù Bambino in braccio. La Vergine lo aveva esortato a fare quello che lui aveva già capito da tanto e cioè entrare nell'ordine dei Gesuiti: "Avrai di nuovo la salute, ma la vita che ti ho ottenuto la adopererai al servizio del Signore nella Compagnia di mio Figlio; devi finire i tuoi giorni nella Compagnia che porta il suo nome" . Lo sappiamo dalla bocca stessa del santo.

Voglio diventare Gesuita

Dopo la sua completa guarigione Stanislao non ebbe alcun altro desiderio se non diventare gesuita. Allo stesso tempo sapeva con certezza che suo padre non gli avrebbe mai dato il permesso di entrare in quest'ordine povero. Le parole della Madonna, però, gli davano coraggio e la forza di fare in modo che più nulla gli impedisse di compiere la volontà di Dio. Ma come? Accadde una domenica sera nell'agosto del 1566. Paolo era di cattivo umore e ancora una volta scaricò la sua ira sul fratello. Come sempre Stanislao pregava e non si difendeva; allora la furia di Paolo aumentò tanto da gettarlo a terra e colpirlo duramente con calci. Quando il fratello si fu sfogato, Stanislao si alzò e ansimando, ma con calma, gli disse: "Il tuo comportamento mi costringe a lasciare questo posto. Più avanti ne darai conto ai nostri genitori". Paolo non aveva mai sentito simili parole dal fratello minore. Svergognato e adirato gli rispose gridando: "Vattene ovunque vuoi - tanto meglio così!". Stanislao accolse queste parole come un consenso da parte della famiglia e fuggì. Dopo, non trovandolo più in casa, Paolo si rese conto di ciò che aveva detto nell'ira ed ebbe paura della reazione del padre. Prese il cavallo per cercare in fretta il fratello. Stanislao aveva scambiato i suoi vestiti con quelli di un mendicante e, grazie alla protezione di Dio, Paolo non lo riconobbe persino guardandolo in volto. Attraversando tutta l'Austria il fuggitivo voleva arrivare in Germania. Lì, il dotto gesuita Pietro Canisio aveva fama di santità ed era molto conosciuto; sicuramente lo avrebbe potuto aiutare. Sul cammino da Augusta a Dilinga, dove si trovava p. Canisio, Stanislao fu accompagnato da un padre gesuita. Una mattina presto i due giunsero ad una chiesa ed entrarono pensando che da lì a poco sarebbe iniziata la Santa Messa. Subito però si accorsero che questa casa di Dio era diventata un tempio protestante. Stanislao aveva sopportato con coraggio tutte le fatiche, ma in quel momento, amareggiato, non riuscì a trattenere le lacrime. Quanto aveva desiderato la santa Comunione ed ora gli era negata! Dio intervenne in suo aiuto con un miracolo: apparvero degli angeli che gli portarono la santa Eucaristia. Pieno di stupore il suo accompagnatore fu testimone di questo avvenimento.
Pietro Canisio riconobbe che questo giovane era speciale e lo prese sotto la sua protezione. Per ragioni di prudenza, però, con le migliori raccomandazioni lo mandò lontano dalla sua famiglia nel noviziato di Roma, dove il nobile polacco fu accolto dal santo generale dell'Ordine, Francesco Borgia. Più di tutti gli altri p. Borgia poteva comprendere Stanislao, perché lui stesso, venti anni prima, come viceré di Catalogna, era stato costretto a tenere segreta per lungo tempo la sua decisione di entrare nell'ordine dei Gesuiti. A quel tempo lo stesso fondatore dell'ordine, sant'Ignazio gli aveva personalmente consigliato di farlo perché "il mondo non ha orecchi per udire un tale scoppio" .

A Roma la preparazione per il Cielo

In un primo tempo il generale dell'ordine tenne vicino a sé il ragazzo di 16 anni per conoscerlo meglio. Francesco Borgia, un asceta severo, ma la bontà in persona nei confronti degli altri, riconobbe in poco tempo la sincerità e la maturità spirituale di questo nobile giovane polacco. Stanislao cercava di prestare ovunque i servizi più umili e difficili desiderando imitare Gesù, Dio che si era umiliato facendosi uomo. Il giovane novizio non si risparmiò né nel lavoro né nella preghiera e nella penitenza, al punto da costringere i suoi superiori a frenare il suo zelo per preservare la sua salute. Stanislao obbedì. La notizia che il figlio era entrato nella Compagnia di Gesù agitò la famiglia e adirò enormemente il padre. Il suo unico pensiero fu quello di vendicarsi dei Gesuiti. Scrisse una lettera veemente di minacce a suo figlio rimproverandolo di aver agito senza cuore piantando in asso i suoi genitori. Leggendo lo scritto, Stanislao pianse non perché si sentisse offeso, ma per l'accecamento dei suoi genitori. Il padre Kostka aveva deciso di non rinunciare a nessun mezzo pur di riportare il figlio a casa in famiglia, fuori dall'ordine.
Stanislao soffrì molto a causa del padre, ma lo perdonò completamente; così poté continuare il suo noviziato nel dolore, sì, ma allo stesso tempo nella pace. Più di tutto amava meditare sulla Madonna e, poiché la bocca esprime ciò di cui è pieno il cuore, in ogni occasione parlava di Lei. P. Emanuel Sa, uno dei più famosi teologi dell'epoca, racconta che il 5 agosto 1568 invitò il novizio Stanislao ad accompagnarlo nella Basilica di Santa Maria Maggiore per pregare davanti all'immagine della Madonna. Mentre camminavano insieme, il teologo chiese al giovane se amasse davvero la Madonna. Stanislao rispose commosso: "Padre, padre! Cosa le posso rispondere? È mia madre!". In queste poche parole c'era un amore forte, vero, soprannaturale e anche il colto teologo ne rimase infiammato.
Stanislao gli confidò il suo desiderio di trascorrere in Cielo la festa dell'Assunta, alla quale mancavano dieci giorni. P. Sa lo considerò solo un pio desiderio: Stanislao era sano e aveva appena 18 anni. Dio però saziò la nostalgia di quell'anima ardente. Pochi giorni prima della festa Stanislao iniziò ad avere un po' di febbre. Poi alle prime ore del 15 agosto la Madonna, accompagnata da alcune vergini, venne a prendere il giovane novizio. Il lutto dei Gesuiti fu grande. Alcuni dei novizi erano certi della santità del loro confratello e invocarono subito la sua intercessione. Non dovettero aspettare a lungo per poter dichiarare: "Mi ha esaudito!", "Mi ha aiutato!".

Conversioni straordinarie

Paolo arrivò a Roma poco dopo la morte del santo fratello. Il padre lo aveva mandato nella Città Eterna con l'ordine di riportare Stanislao in Polonia a tutti i costi. Restò esterrefatto davanti alla tomba del giovane gesuita, che in così breve tempo aveva raggiunto la perfezione. Profondamente scosso ricordò tutti gli atti brutali e grossolani con cui aveva ferito il fratello a Vienna e con sincero pentimento scoppiò in pianto. Ecco il giorno della sua conversione! Finalmente le preghiere, il perdono e le sofferenze subite e offerte da Stanislao per amore avevano addolcito il cuore di Paolo. Ritornò a casa scosso e stese un rapporto. Come lui anche i suoi genitori furono inaspettatamente toccati dalla grazia; la ribellione e l'ira del padre si sciolsero, la tristezza della madre si allontanò e ogni rimprovero si trasformò in tenero amore e felicità interiore. I genitori riconobbero che, se prima avevano temuto la vergogna della famiglia per il comportamento di Stanislao, presto dal loro figlio avrebbero invece ricevuto la gloria.
Fuggito da Vienna come un mendicante, il giovane fu venerato come santo mentre il padre e la madre erano ancora in vita. Anche se il pianto gli soffocava la voce, nel 1603, durante il processo di beatificazione, sotto giuramento Paolo diede testimonianza delle virtù del fratello e anche dei maltrattamenti villani che aveva dovuto sopportare. Non avrebbe dimenticato mai più tutte le volte in cui Stanislao lo aveva perdonato offrendo per lui le sue sofferenze. Diverse persone furono testimoni della preghiera che Paolo, singhiozzando, rivolse al fratello mentre credeva di non essere osservato: "Fratello mio santo, perdonami, perdona colui che ti ha tanto maltrattato e perseguitato!". Paolo cambiò radicalmente il suo stile di vita e dopo la morte dei genitori, seguendo l'esempio del fratello, chiese di essere accolto nell'ordine dei Gesuiti.

Fonte principale: Augustin Arndt SJ, Der heilige Stanislaus Kostka, Pustetverlag

Tratto dalla rivista “Trionfo del Cuore” - Marzo Aprile 2019




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