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martedì 5 marzo 2019

Santo Volto e Beata Maria Pierina(Giuseppa Maria) De Micheli




Introduzione
Contemplare il volto di Gesù equivale a contemplare il Volto stesso di Dio: «Chi ha visto me, ha visto il Padre. Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14,9b.11a).
Con questa certezza nel cuore, i credenti di ogni tempo hanno adorato, con devozione profonda e amore di figli, il Santo Volto di colui che per amore, e solo per amore, ha immolato se stesso per la salvezza di ciascuno e la redenzione dell'umanità intera.
E la contemplazione del Volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto di lui ci dice la Sacra Scrittura, che è, da capo a fondo, attraversata dal suo mistero, velatamente additato nellAntico Testamento e pienamente rivelato nel Nuovo. «Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 27,8). L'antico anelito del salmista non poteva ricevere esaudimento più grande e sorprendente che nella contemplazione del Volto di Cristo. Dio ha assunto un volto umano; in Gesù di Nàzaret il volto di Dio si è reso visibile: «Egli è immagine del Dio invisibile» (Col 1,15). In lui veramente Dio ci ha benedetti, e «ha fatto splendere il suo volto su di noi» (cfr. Sal 67,2). Al tempo stesso, Dio e uomo qual è, ci rivela anche il volto autentico dell'uomo, “svela pienamente l'uomo alluomo” (Gaudium et Spes, 22).
Solo perché il Figlio di Dio è diventato veramente uomo, l'uomo può, in lui e attraverso di lui, divenire realmente figlio di Dio. Per riportare all'uomo il Volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell'uomo, ma caricarsi persino del "voltodel peccato. «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2Cor 5,21). Ma la contemplazione del Volto di Cristo non può fermarsi all'immagine di lui crocifisso. Egli è il Risorto! Se così non fosse, «vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1 Cor 15,14).
Dalla devozione alla teologia