È
sera. I discepoli si trovano là, nel cenacolo, chiusi, assorbiti
nella tristezza e paralizzati dalla paura. Il Signore
entra attraverso le porte chiuse e li saluta: Pace a voi.» (Gv
20,19). Subito in quella stanza si accende una grande luce. Il testo
evangelico annota: «E i discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv
20,20). La luce del Risorto inonda i loro volti e i loro cuori; in
questa serena atmosfera i loro occhi lo riconoscono e si riaprono
alla speranza.
Poi,
lungo i quaranta giorni della sua permanenza tra loro prima di salire
al Padre, Gesù risorto rinnova por i discepoli gli appuntamenti
della gioia, però non li illude, lasciando loro pensare che il tempo
del dolore sia finito. No, per i discepoli il tempo della prova sta
per incominciare. Egli predice loro apertamente e ripetutamente le
sofferenze cui andranno incontro. Se vogliono essere suoi testimoni,
annunziatori del vangelo e cooperatori di salvezza, devono
necessariamente partecipare anche alla sua croce. Solo attraverso
questa partecipazione alla sua sofferenza potranno partecipare anche
alla sua risurrezione ed entrare in quella pienezza di gioia che
coincide con la pienezza di vita in lui. La luce del mattino di
Pasqua è soltanto il primo bagliore; è soltanto l'alba del giorno
che dove crescere fino al pieno meriggio e non conoscere tramonto.
