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lunedì 18 giugno 2018

ACHAB E NABOTH - PERSONAGGI DI OGNI TEMPO... di Ambrogio, Santo e dottore della Chiesa, vescovo e patrono di Milano



1. La storia di Naboth è antica per età, ma nel costume è quotidiana. Quale ricco, infatti, non desidera ogni giorno avidamente i beni altrui? Quale potente non pretende di cacciare via il povero dal suo piccolo podere e di togliere chi non ha mezzi dalla terra dei padri? Chi è mai contento di quel che ha? Quale ricco non sente accendersi l'animo dal desiderio di possedere i beni del vicino? Sicché di Achab non ne è nato uno solo; e, ciò che è peggio, Achab nasce ogni giorno e non muore mai a questo mondo. Appena ne scompare uno, ne vengono fuori altri, in gran numero, e sono più quelli che rubano che quelli che accettano di rimetterci. Ma neppure Naboth è l'unico povero che sia stato ucciso; ogni giorno un Naboth è prostrato, ogni giorno un povero viene ucciso. Angosciata da questo timore la gente si ritira dalle sue terre; e il povero, carico del suo pegno d'amore, emigra' con i figli, mentre la moglie lo segue in lacrime, come se accompagnasse il marito al sepolcro. A dire il vero, minore ragione ha di dolersi colei che piange la morte dei suoi cari, poiché, sebbene abbia perduto l'aiuto del marito, ne possiede la tomba; e se ha perduto i figli, almeno non ha lo strazio di vederli senza casa, e non geme perché mancano del pane, dolore più acerbo che non la stessa morte della tenera prole.
2. Fin dove fate arrivare, o ricchi, le vostre assurde cupidigie? Pensate di rimanere soli ad abitare la terra? Perché scacciate chi è compartecipe ai beni della natura e rivendicate per voi soli il possesso dei beni naturali? La terra è stata messa in comune a tutti, ricchi e poveri: perché, voi ricchi, vi arrogate il diritto di proprietà del suolo?
La natura non sa cosa siano i ricchi, lei che genera tutti ugualmente poveri. Quando nasciamo non abbiamo vestiti, non veniamo al mondo carichi d'oro e d'argento. Questa terra (in cui viviamo) ci mette alla luce nudi, bisognosi di cibo, di vesti e di bevande; quando moriamo ci accoglie nudi, come nudi ci ha generato; e non è in grado di rinserrare dentro il sepolcro tutta l'ampiezza di quanto l'uomo possiede. In morte, un piccolissimo pezzo di terra è più che bastevole tanto al povero che al ricco; e quella terra che, mentre era vivo, non bastava alla bramosia del ricco, può, ora, contenerlo tutto nel suo seno. La natura dunque non fa distinzioni tra di noi quando nasciamo o quando moriamo: ci crea tutti uguali e tutti ugualmente ci racchiude nel grembo di un sepolcro. Chi potrebbe distinguere la condizione sociale dei morti? Apri di nuovo la terra e riconosci il ricco, se puoi; scopri dopo qualche giorno la tomba e, se ne sei capace, indica il povero:ma forse c'è questa differenza, che insieme col corpo del ricco si guastano le molte cose che ha addosso.