1.
La storia di Naboth è antica per età, ma nel costume è quotidiana.
Quale ricco, infatti, non desidera ogni giorno avidamente i beni
altrui? Quale potente non pretende di cacciare via il povero dal suo
piccolo podere e di togliere chi non ha mezzi dalla terra dei padri?
Chi è mai contento di quel che ha? Quale ricco non sente accendersi
l'animo dal desiderio di possedere i beni del vicino? Sicché di
Achab non ne è nato uno solo; e, ciò che è peggio, Achab nasce
ogni giorno e non muore mai a questo mondo. Appena ne scompare uno,
ne vengono fuori altri, in gran numero, e sono più quelli che rubano
che quelli che accettano di rimetterci. Ma neppure Naboth è l'unico
povero che sia stato ucciso; ogni giorno un Naboth è prostrato, ogni
giorno un povero viene ucciso. Angosciata da questo timore la gente
si ritira dalle sue terre; e il povero, carico del suo pegno d'amore,
emigra' con i figli, mentre la moglie lo segue in lacrime, come se
accompagnasse il marito al sepolcro. A dire il vero, minore ragione
ha di dolersi colei che piange la morte dei suoi cari, poiché,
sebbene abbia perduto l'aiuto del marito, ne
possiede la tomba; e se ha perduto i figli, almeno non ha lo strazio
di vederli senza casa, e non geme perché mancano del pane, dolore
più acerbo che non la stessa morte della tenera prole.
2.
Fin dove fate arrivare, o ricchi, le vostre assurde cupidigie?
Pensate di rimanere soli ad abitare la terra? Perché scacciate chi è
compartecipe ai beni della natura e rivendicate per voi soli il
possesso dei beni naturali? La terra è stata messa in comune a
tutti, ricchi e poveri: perché, voi ricchi, vi arrogate il diritto
di proprietà del suolo?
La
natura non sa cosa siano i ricchi, lei che genera tutti ugualmente
poveri. Quando nasciamo non abbiamo vestiti, non veniamo al mondo
carichi d'oro e d'argento. Questa terra (in cui viviamo) ci mette
alla luce nudi, bisognosi di cibo, di vesti e di bevande; quando
moriamo ci accoglie nudi, come nudi ci ha generato; e non è in grado
di rinserrare dentro il sepolcro tutta l'ampiezza di quanto l'uomo
possiede. In morte, un piccolissimo pezzo di terra è più che
bastevole tanto al povero che al ricco; e quella terra che, mentre
era vivo, non bastava alla bramosia del ricco, può, ora, contenerlo
tutto nel suo seno. La natura dunque non fa distinzioni tra di noi
quando nasciamo o quando moriamo: ci crea tutti uguali e tutti
ugualmente ci racchiude nel grembo di un sepolcro. Chi potrebbe
distinguere la condizione sociale dei morti? Apri di nuovo la terra e
riconosci il ricco, se puoi; scopri dopo qualche giorno la tomba e,
se ne sei capace, indica il povero:ma
forse c'è questa differenza, che insieme col corpo del ricco si
guastano le molte cose che ha addosso.
