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domenica 19 maggio 2019

MARIA SOTTO LA CROCE… di padre Serafino Tognetti




"Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa" (Gv 19,25-27).

L'immagine che si imprime nel cuore

Sotto la croce ci sono quattro donne tra cui Maria Santissima. In un altro passo dei sinottici, si dice che le donne erano presenti, ma guardavano da lontano: "Le folle che erano accorse a questo spettacolo se ne tornarono percuotendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea osservavano questi avvenimenti" (Lc 23,48-49).
Il Vangelo dunque descrive un gruppetto di conoscenti — vogliamo immaginare parenti — che videro queste cose terrificanti da lontano e alcune donne che lo avevano seguito dalla Galilea. Quindi alcune donne stanno a distanza insieme ai parenti, altre donne invece stanno sotto la croce.
Concentriamoci adesso solo su Maria santissima. Se siete madri e avete visto nascere vostro figlio, avreste sopportato lo spettacolo di vederlo morire sotto i vostri occhi? E di quale morte! La Madonna non si pone questi problemi: sa che il suo posto e il suo ruolo è stare vicino a Gesù sotto la croce.

venerdì 26 aprile 2019

L’accusa dei peccati...



Quando ci si va a confessare occorre accusare i singoli peccati. Senza questa condizione la Confessione non è valida, perché non ci si deve limitare a denunciare solo uno stato generale di lontananza da Dio: «Sono peccatore... ho vissuto male...» o espressioni simili; l'azione della grazia agisce, infatti, sul singolo peccato accusato. Non sembri un linguaggio troppo tecnico, che tolga qualcosa al mistero della misericordia di Dio, o trasformi la Confessione in un mero atto giuridico (l'elenco dei peccati...): di fatto è invece l'espressione più bella e vera del nostro pentimento. Nella società civile, se io vengo colto in fallo per aver rubato una bicicletta, verrò chiamato in giudizio e sarò processato non per abuso edilizio o per essere “un ladro” in generale: verrò giudicato su quel furto, sul valore di quella bicicletta, sulle circo stanze specifiche e il giudice valuterà se vi siano più o meno attenuanti: vi sono stato costretto? L'ho fatto per fare un dispetto? Per vendetta? È giusto che vi sia una valutazione di questo genere.
Quando vado dal medico, non gli dirò: «Sto male», oppure: «Ho dolore da qualche parte»; gli dovrò dire quale parte precisa del corpo mi fa male (il fegato, l'orecchio, il polpaccio...), quando è comparso il dolore, che sintomi ed effetti sono venuti di conseguenza. Anzi, più domande il medico mi farà e maggiore sensazione di serietà e professionalità mi darà.