Il
Discorso della montagna delinea - come abbiamo visto - un quadro
completo della giusta umanità. Vuole indicarci come si fa a
essere uomini. Le sue concezioni fondamentali si potrebbero
riassumere nell' affermazione: solo a partire da Dio si può
comprendere l'uomo e solo se egli vive in relazione con Dio, la sua
vita diventa giusta. Dio però non è un lontano sconosciuto. Egli ci
mostra il suo volto in Gesù; nel suo agire e nella sua volontà
riconosciamo i pensieri e la volontà di Dio stesso.
Se
essere uomo significa essenzialmente relazione con Dio, è chiaro
allora che ne fa parte il parlare con Dio e l'ascoltare Dio. Per
questo il Discorso della montagna comprende anche un insegnamento
sulla preghiera; il Signore ci dice come dobbiamo pregare.
In
Matteo la preghiera del Signore è preceduta da una breve catechesi
sulla preghiera, che vuole metterci in guardia soprattutto contro le
forme errate del pregare. La preghiera non deve essere un'esibizione
davanti agli uomini; esige quella discrezione che è essenziale in
una relazione di amore. Dio si rivolge a ogni singolo, chiamandolo
col suo nome che nessun altro conosce, ci dice la Scrittura (cfr. Ap
2,17). L'amore di Dio per ogni individuo è totalmente
personale e ha in sé questo mistero dell'unicità che non può
essere divulgata davanti agli uomini.
Questa
essenziale discrezione della preghiera non esclude la dimensione
comunitaria: lo stesso Padre nostro è una preghiera alla prima
persona plurale, e solo entrando a far parte del «noi» dei figli di
Dio possiamo superare i confini di questo mondo ed elevarci fino a
Dio. Questo «noi» risveglia, tuttavia, la parte più intima della
mia persona; nell'atto del pregare, l'aspetto esclusivamente
personale e quello comunitario devono sempre compenetrarsi, come
vedremo più da vicino nella spiegazione del Padre nostro. Come nella
relazione tra uomo e donna esiste la sfera totalmente personale, che
necessita dello spazio protettivo della discrezione, e allo stesso
tempo il rapporto a due nel matrimonio e nella famiglia per sua
essenza include pure una responsabilità pubblica, così è anche
nella relazione con Dio: il «noi» della comunità orante e la
dimensione personalissima di ciò che si può comunicare solo a Dio
si compenetrano a vicenda.
L'altra
forma errata di preghiera, da cui il Signore ci mette in guardia, è
il chiacchiericcio, il profluvio di parole, in cui lo spirito
soffoca. Tutti conosciamo il pericolo di recitare formule abituali,
mentre lo spirito è altrove. Raggiungiamo il massimo grado di
attenzione quando chiediamo qualcosa a Dio spinti da un'intima pena o
quando Lo ringraziamo con il cuore colmo di gioia per un bene
ricevuto. La cosa più importante
al
di là di tali situazioni momentanee - è però che la relazione con
Dio sia presente sul fondo della nostra anima. Perché ciò accada, è
necessario tener sempre desta questa relazione e ricondurvi in
continuazione gli avvenimenti quotidiani. Pregheremo tanto
meglio quanto più nel profondo della nostra anima è presente
l'orientamento verso Dio. Quanto più esso diventa la base portante
di tutta la nostra esistenza, tanto più saremo uomini di pace. Tanto
più saremo in grado di sopportare il dolore, di capire gli altri e
di aprirci a loro. Questo orientamento che segna totalmente la nostra
coscienza, la silenziosa presenza di Dio sul fondo del nostro
pensare, meditare ed essere, noi lo chiamiamo «preghiera continua».
Ed è anche questo, in fondo, che intendiamo quando parliamo di
«amore di Dio»; allo stesso tempo è la condizione più intima e la
forza trainante dell' amore del prossimo.
Questa
autentica preghiera, il silente, interiore stare con Dio ha
bisogno di nutrimento, ed è a questo che serve la preghiera concreta
con parole, immaginazioni o pensieri. Quanto più Dio è presente in
noi, tanto più potremo davvero stare presso di Lui nelle preghiere
orali. Ma vale anche il contrario: la preghiera attiva realizza e
approfondisce il nostro stare con Dio. Questa preghiera può e deve
sgorgare soprattutto dal nostro cuore, dalle nostre pene, speranze,
gioie, sofferenze, dalla vergogna per il peccato come dalla
gratitudine per il bene ed essere così preghiera del tutto
personale.
Ma
noi abbiamo sempre bisogno anche dell' appoggio di quelle preghiere
in cui ha preso forma l'incontro con Dio dell'intera Chiesa, come in
essa delle singole persone. Senza questi sussidi, infatti, la nostra
preghiera personale e la nostra immagine di Dio diventano soggettive
e finiscono per rispecchiare più noi stessi che il Dio
vivente. Nelle formule di preghiera emerse dapprima dalla
fede di Israele e poi dalla fede degli oranti della Chiesa, impariamo
a conoscere Dio e a conoscere noi stessi. Sono una scuola di
preghiera e così stimolo a mutamenti e aperture della nostra vita.